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Basilea II

Come cogliere le importanti opportunità del rapporto banca-impresa

March 14, 2006
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Basilea II
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Il termine Basilea II identifica i lavori del Comitato per la supervisione bancaria, finalizzati all’aggiornamento della normativa internazionale concernente i requisiti patrimoniali di banche e imprese d’investimento: l’obiettivo è quello di accrescere negli istituti di credito, la sensibilità al rischio e la capacità di misurarlo con precisione. La sua applicazione avrà degli effetti talora evidenti nel rapporto Banca-Impresa; la sfida per le aziende sarà quella di comunicare i propri dati in modo che la banca possa effettuare le opportune valutazioni.

Gli accordi di Basilea sono frutto del lavoro del Comitato fondato nel 1974 dai Governatori delle Banche Centrali dei dieci paesi più industrializzati (G-10).
Il Comitato opera in seno alla Banca dei Regolamenti Internazionali, le sue conclusioni non hanno alcun valore legale, ma individuano linee guida che le singole autorità nazionali trasformano in disposizioni operative, al fine di perseguire ed assicurare la stabilità del sistema creditizio.
Il primo accordo di Basilea risale al 1988 (Basilea I), ad esso hanno aderito le autorità centrali di oltre cento paesi; tale accordo definisce l’obbligo per le banche di accantonare l’8% del capitale erogato, allo scopo di garantire solidità alla loro attività, a prescindere dal merito creditizio della controparte. Limite evidente di questo sistema è la mancanza di sensibilità al rischio di credito nell’accantonamento dei fondi di garanzia in rapporto alla possibilità di insolvenza della controparte.

Nel Gennaio del 2001, il Comitato ha pubblicato un documento per definire la nuova regolamentazione in materia di requisiti patrimoniali delle banche, con il preciso scopo di giungere ad un testo definitivo entro la fine del 2003, mentre l’entrata in vigore della normativa è prevista per l’anno 2007. Il nuovo accordo internazionale, definito Basilea II, determina nuove regole con l’obiettivo di migliorare la stabilità del sistema finanziario: i requisiti patrimoniali della banche, sono basati su una misurazione più accurata e completa dei rischi. Gli istituti di credito dovranno accantonare quote di capitale proporzionali al rischio derivante dai rapporti di credito assunti, rischio valutato attraverso lo strumento del rating.

Il patrimonio di vigilanza da detenere rimane invariato rispetto al precedente accordo (8%), ma risulta ponderato al rischio della singola impresa affidata, quindi gli impieghi peseranno, al fine del patrimonio, tanto più quanto peggiore è la classe di rating di appartenenza.
L’accordo si fonda su tre pilastri, che possono essere così sintetizzati:

1° Pilastro: nuove regole per la quantificazione dei rischi, al fine della determinazione dell’adeguatezza patrimoniale delle banche, come descritto precedentemente, è la parte dell’accordo che ha il maggior impatto sulle imprese;
2° Pilastro: nuovi principi guida per la supervisione da parte degli organi di controllo nazionali, volti ad assicurare che gli istituti di credito si dotino di adeguate politiche, procedure e sistemi di misurazione e controllo dei rischi, e di conseguenza dell’adeguatezza patrimoniale;
3° Pilastro: linee guida in tema di trasparenza delle informazioni sulle condizioni di rischio, al fine di sviluppare il ricorso alla disciplina di mercato, quale integrazione del lavoro delle autorità di vigilanza.

La valutazione del rischio verrà fatta attraverso differenti metodologie, con grado di complessità crescente, con benefici in termini di minore assorbimento di capitale laddove si adottino le soluzioni più sofisticate. In particolare saranno due le alternative possibili per le banche:
l’approccio standard, la cui adozione è prevista per le banche di medio-piccole dimensioni; non si discosta molto dall’attuale sistema, ma prevede un correttivo per legare maggiormente i requisiti patrimoniali al rischio degli impieghi;
l’approccio rating interno: di base e avanzato, la cui adozione è prevista per le banche di rilevanti dimensioni; dovrà essere un insieme strutturato di metodologie e processi organizzativi che consentano la ripartizione della clientela in classi di rischiosità.

Alla luce di quanto detto, è fondamentale che le imprese mettano in atto politiche volte a rafforzare la propria struttura economico-finanziaria e organizzativa, per affrontare al meglio la valutazione degli istituti di credito.
Nello specifico, sarà fondamentale valutare preventivamente l’impatto delle decisioni strategiche sui rating, adottando modelli di pianificazione di medio/lungo periodo; migliorare la qualità dei processi di pianificazione di breve periodo, sia dal punto di vista economico che finanziario; programmare le necessità di risorse finanziarie adottando sistemi di gestione di tesoreria anticipata, con l’obiettivo di controllare i saldi dei conti e le disponibilità, ottimizzandone l’utilizzo.

Altrettanto importante sarà il miglioramento delle relazioni con gli istituti di credito con l’obiettivo di: capire come la singola banca valuta la propria rischiosità, così da non subire passivamente il rating; confrontare gli approcci ed i criteri delle singole banche, così da capire le differenze di valutazione, gli eventuali punti di forza e di debolezza; ridurre la dipendenza dalla singola banca; aumentare la frequenza e il numero delle informazioni messe a disposizioni degli istituti di credito, così da aumentare la trasparenza del flusso informativo.

L’attuazione di queste politiche, sarà fondamentale per ottenere una valutazione positiva in termini di rating dagli istituti di credito, così da ottenere più potere contrattuale per quanto concerne: la capacità di affidamento e il costo dello stesso.